DECADENZA DOLCE

Crostate alla frutta, pere candite, arance e panettoni di dimensioni monumentali sono i soggetti prediletti dal celebre iperrealista italiano Luigi Benedicenti.
Queste piccole indulgenze quotidiane vengono ingigantite fino a riflettere la loro reale importanza per l’artista, che ne amplifica simbolicamente il significato: celebrare la dolcezza e i piccoli piaceri della vita.
Nella quiete della campagna piemontese in cui vive, la pasticceria diventa la sua musa ispiratrice.

La tecnica pittorica di Benedicenti è straordinaria. Mirtilli, kiwi, fragole e lamponi si adagiano su deliziose tartellette italiane.
Su uno sfondo monocromatico, lo sciroppo cola dai dolci con un realismo impressionante, al punto che se ne percepisce quasi la consistenza.

La loro grandiosità non viene nascosta, bensì celebrata, in queste sontuose rappresentazioni neo-Pop.
In totale contrasto con il pittore di nature morte Giorgio Morandi (1890–1964), Benedicenti impiega tecniche pittoriche tradizionali che richiamano la grande scuola italiana del tardo Rinascimento.
Dipinge in prospettiva, aggiungendo tocchi di trompe-l’oeil, con involucri e carte decorativi eseguiti con perfezione millimetrica.

In Tartufata Reale (2011), la torta al tartufo bianco poggia su un vassoio dorato dipinto con tale precisione che, se non fosse per la sua dimensione fuori scala, verrebbe voglia di sollevarla dalla tela e assaporarla.
Ogni briciola si riflette sulla carta dorata, tanto da poterne quasi percepire la texture al tatto.

Pur richiamando da lontano le nature morte legate alla decadenza e al tema del memento mori, le opere di Benedicenti suggeriscono una visione opposta: memento vivere.
Nonostante le difficoltà e le responsabilità della vita, l’artista ci invita a ricordare che occorre vivere appieno.

Accanto alle nature morte, Benedicenti sceglie di dipingere anche la figura.
In Primavera (2011), una donna bionda è distesa su un fondo di carta viola e verde.
Più perfetta dell’ideale ma assolutamente veristica, la figura a grandezza naturale viene accostata, nel contesto pittorico dell’artista, a una squisitezza da gustare.
Il contrasto tra la durezza della carta stagnola e la morbidezza della pelle rimanda alla crema di Tartufata Reale.

Allusione, forse, alla fugacità della giovinezza e della bellezza, questo dipinto richiama alla mente il Big Nude (1967) di Chuck Close.
La storica dell’arte Luciana Baldrighi ha scritto di queste opere: «Questa monumentalità emana l’antico sapore della natura morta ed esprime valori quotidiani che elevano il soggetto della pittura a icona».

Il confronto tra i due artisti evidenzia numerose differenze, ma li accomuna l’attenzione per la scelta del soggetto. Entrambi attribuiscono grande valore alla propria sfera personale, e ciò si riflette nelle rispettive opere.
Se da un lato Benedicenti si concentra sulle piccole cose della vita che lo legano a famiglia e amici, dall’altro Close ha sempre ritratto solo le persone a lui più care.
In entrambi i casi, il soggetto viene monumentalizzato, intensificandone la realtà e spingendola all’estremo.

Benedicenti, tuttavia, costruisce un lessico più intimo e codificato, che accoglie i dettagli del quotidiano.
In fondo, sembra chiederci: non sono forse i momenti più intimi quelli da condividere con le persone a noi più vicine?

Marina Press
Ottobre 2011, New York

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